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 Direttiva 95/47/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa all'impiego di norme per l'emissione di segnali televisivi.
 Decreto Legislativo 17 maggio 1999, n. 191 (Attuazione della direttiva 95/47/CE in materia di emissione di segnali televisivi)
 Legge 29 marzo 1999, n. 78 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 gennaio 1999, n. 15, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo equilibrato dell'emittenza televisiva e per evitare la costituzione o il mantenimento di posizioni dominanti nel settore radiotelevisivo)
  Delibera n. 216/00/CONS (Determinazione degli standard dei decodificatori e le norme per la ricezione dei programmi televisivi ad accesso condizionato)
 Delibera n° 77/98 (Costituzione del Comitato per lo Sviluppo dei Sistemi Digitali)

Comitato per lo sviluppo dei sistemi digitali
Considerazioni sullo Standard del Ricevitore-Decodificatore Integrato per la Fruizione dei Servizi di Televisione Digitale

 

 

1. Introduzione

2. Il concetto di "decoder unico"

3. Il caso spagnolo

4. Italia: Simulcrypt o Multicrypt?

5. La regolamentazione della fornitura di sistemi e servizi di accesso condizionato e della piattaforma multimediale domestica

6. Un sistema di normativa a due livelli

7. Analisi dei costi del ricevitore digitale


1. Introduzione

Il testo dell' art. 2, comma 2, del decreto legge 30 Gennaio numero 15 convertito, con modificazioni, dalla legge 29 Marzo 1999 n. 78, affronta il problema dello standard del decoder per la televisione digitale introducendo il seguente principio:

"I decodificatori devono consentire la diversa fruibilità delle offerte di programmi digitali con accesso condizionato e la ricezione dei programmi radiotelevisivi in chiaro mediante l' utilizzo di un unico apparato"

Questa relazione fornisce la sintesi dei lavori del comitato sulle soluzioni tecniche e di regolamentazione che possono efficacemente rispondere ai principi guida espressi dalla legge. La relazione accompagna inoltre le raccomandazioni tecniche che sono state formulate dal comitato sul modello funzionale del decoder e le considerazioni economiche e di mercato che hanno fornito le previsioni sui costi di produzione e prezzi al consumatore dei decoder digitali. Il modello funzionale è presentato nell' allegato 1 e le considerazioni economiche fanno parte dell' allegato 2.

Il comitato concorda che la possibilità per gli utenti di fruire del maggior numero di offerte di servizi di televisione numerica tramite un decoder unico si confronta con due realtà di mercato che presentano una dinamica differente:

  • la televisione via satellite e via cavo costituita da una considerevole base di ricevitori esistenti ed in notevole crescita grazie ad una ricca offerta di programmi in chiaro ed a pagamento. In questo mercato è opportuno prevedere una normativa che fornisca stabilità al settore ed allo stesso tempo possa ampliare la possibilità di scelta per l' utente finale.

  • la televisione digitale terrestre che probabilmente farà il suo debutto commerciale in Italia non prima del prossimo anno. Nella fase di avviamento del servizio sarà necessario prevedere una normativa su un decoder il più possibile aperto che favorisca l'avvio del servizio senza una precludere le possibilità offerte dalla rapida evoluzione tecnologica del settore.

 

2. Il concetto di "decoder unico"

Il comitato ritiene che usufruire dei servizi di televisione digitale con un "decoder unico" può significare:

1. ricevere con lo stesso decoder le offerte dei differenti operatori sia in chiaro che criptate.

2. ricevere con lo stesso decoder le offerte di televisione digitale (in chiaro e criptate) su differenti mezzi trasmissivi (cavo, satellite, terrestre).

Il gruppo ritiene che la prima interpretazione è senza dubbio quella che, per ora, ha più rilevanza commerciale in quanto l'offerta dei servizi di televisione digitale si limita per il momento al satellite o al cavo. Nonostante, per il momento, non siano disponibili moduli che permettano la ricezione con lo stesso decoder della televisione digitale terrestre, cavo e satellitare, il comitato in sede di elaborazione del modello funzionale ha tenuto in conto della possibilità per il decoder terrestre di essere compatibile alla ricezione via satellite e/o via cavo mediante l' aggiunta di opportuni moduli. Si ritiene però, in considerazione dell'elevato costo e l'attuale assenza sul mercato di questi moduli, che la ricezione di diversi mezzi trasmissivi debba per il momento rimanere opzionale.

Per quanto riguarda la prima definizione, la ricezione delle offerte dei differenti operatori di pay-tv dovrebbe, in un "decoder unico" ideale, essere possibile semplicemente tramite l'attivazione dell'apposita smart card, in maniera del tutto simile ai servizi di telefonia mobile GSM. Il principale ostacolo a questa modalità di funzionamento, che era alla base del sistema Eurocrypt, è costituito dal fatto che tutti i sistemi d'accesso condizionato oggi esistenti in Europa sono proprietari. I sistemi proprietari si sono sviluppati a causa del dilagare del fenomeno delle smart card illecite. La sicurezza del sistema di criptaggio e' condizione essenziale per il successo commerciale di un operatore di televisione a pagamento. Per questo motivo la normativa europea vigente fissa nell' algoritmo comune europeo il sistema obbligatorio di descrambling per tutti i ricevitori ma lascia piena libertà ai fornitori di sistemi di accesso condizionato di elaborare algoritmi proprietari per la protezione delle chiavi di accesso. La normativa europea obbliga però i depositari di algoritmi proprietari di accesso condizionato di fornire, su licenza, la tecnologia a condizioni eque e non discriminatorie.

Essendo, anche nel caso di decoder proprietario, la tecnologia accessibile a tutti coloro che ne facciano richiesta, esistono due tecniche distinte stabilite dal DVB per offrire all'utente la possibilità di abbonarsi alle offerte di differenti providers:

  • Il simulcrypt che nella sua forma più semplice consiste nel trasmettere la stessa offerta digitale criptata con differenti sistemi d'accesso condizionato. A differenza di quanto viene spesso erroneamente assunto il simulcrypt non richiede un accordo fra operatori, ma è necessario un semplice accordo di licenza fra i fornitori dei sistemi d'accesso condizionato utilizzati ed il broadcaster. Accordi più complessi possono avvenire per ragioni d'opportunità commerciale, come ad esempio la condivisione della stessa smart card dando così all'abbonato accesso a servizi differenti senza cambiare smart card.

  • Il multicrypt che consiste nell'avere nel decoder uno o più slot ad "interfaccia comune" che possa ospitare un modulo d'accesso condizionato fornito da un altro provider. Il modello multicrypt è per il momento scarsamente applicato. In pratica sul totale dei ricevitori circolanti in Europa, solo una minima parte ha uno slot d'interfaccia comune e non sono al momento disponibili moduli d'interfaccia comune per tutti i sistemi d'accesso condizionato offerti in Italia. Il gruppo però considera particolarmente interessante rendere possibile anche la modalità multicrypt per il mercato della televisione digitale terrestre. Si fa notare che nel caso di televisore con decoder integrato la slot ad interfaccia comune e' obbligatoria per legge ed il comitato raccomanda che tutti i set top box che sono utilizzati per servizi di televisione digitale terrestre a pagamento siano dotati di almeno una slot ad interfaccia comune.

Una ulteriore forma di offrire servizi a pagamento con un unico decoder che e' disponibile per i sistemi via cavo e per analogia nelle reti digitali terrestri, e' la cosiddetta tecnica del transcontrol che consente agli operatori di una rete cavo di uniformare l' offerta sulla rete ad un unico sistema di accesso condizionato conforme ai decoder da loro distribuiti.

 

3. Il caso spagnolo

Il precedente più rilevante d'interpretazione della direttiva 95/47 nel senso di "decoder aperto" è quello spagnolo. La Spagna è incorsa in una procedura d'infrazione aperta dalla commissione europea perché nella conversione della 95/47 in legge dello stato aveva ristretto il significato "decoder aperto" ai soli sistemi di tipo multicrypt. A seguito delle obiezioni della commissione europea, il decreto spagnolo è stato modificato permettendo sia il simulcrypt sia il multicrypt. Il decreto così modificato e' stato approvato dalla commissione europea e quindi oggi costituisce un riferimento importante per altri stati membri anche perché, in base al diritto comunitario, le norme tecniche che saranno emesse sul decoder da uno stato membro dovranno passare al vaglio della commissione stessa. L'effetto pratico del decreto spagnolo è stato l'adozione da parte dei due operatori presenti sul mercato del sistema simulcrypt. I vantaggi per gli utenti sono però rimasti puramente teorici in quanto le due offerte digitali sono trasmesse da satelliti differenti: Hispasat (Viadigital) situato a 7 gradi Ovest ed ASTRA a 19.2 gradi Est (Canal +), e' quindi problematico per gli abbonati spagnoli ricevere con la stessa antenna le due offerte.

 

4. Italia: Simulcrypt o Multicrypt?

Il comitato alla luce dell' analisi del caso spagnolo ritiene che la norma dell'Autorità', per rispettare la legge europea, dovrà in ogni caso lasciare aperta la possibilità di scelta fra simulcrypt e multicrypt.

C'e' da notare che il simulcrypt limitatamente al mercato satellitare appare a breve termine una soluzione meno onerosa considerando il numero rilevante dei decoder circolanti. Si insiste però sull' importanza del modo multicrypt per il mercato IDTV e sulla raccomandazione per i set top box terrestri di includere almeno una interfaccia comune. Il gruppo riconosce che, al di là di una normativa di garanzia, il successo commerciale del modo simulcrypt può dipendere anche dagli accordi commerciali fra gli operatori. Ad esempio, sebbene sia tecnicamente possibile che ogni operatore emetta le proprie smart-card, per evitare costi aggiuntivi e complicazioni agli utenti, e' auspicabile che la fruizione delle differenti offerte sia possibile con una smart card condivisa dagli operatori. Tenendo in conto della necessità per ogni operatore di mantenere la propria indipendenza, questa condivisione sarà normalmente basata su accordi commerciali che essi vorranno liberamente stabilire .

 

5. La regolamentazione della fornitura di sistemi e servizi di accesso condizionato e della piattaforma multimediale domestica

Nel regolare il mercato della pay-tv in Europa si cerca da parte delle Autorità nazionali di promuovere un mercato orizzontale di apparati e servizi basati sulla televisione digitale. Si riconosce ad esempio che il decoder digitale può essere utilizzato per servizi non televisivi ed in particolare per servizi legati al mondo internet, quali ad esempio il commercio elettronico o servizi multimediali interattivi. Sviluppare servizi e applicazioni con standard mutuati dal mondo internet e che possono essere supportate dai decoder digitali può essere un' attività accessibile anche alla piccola e media impresa e come tale rappresentare una grande occasione di sviluppo e di creazione di nuove opportunità di lavoro nel nostro paese.

Nell' affrontare il problema della regolamentazione si deve tenere però in conto il fatto che il modello che al momento sembra avere più successo nella commercializzazione dei servizi di televisione digitale è quello basato su una forte integrazione "verticale".

Nel modello verticale il fornitore di contenuti (broadcaster) appartiene allo stesso gruppo ovvero ha forti legami commerciali o di proprietà con il fornitore di sistemi trasmissivi (trasmissione e multiplex) e col fornitore servizi di accesso condizionato (gestione abbonati e controllo smart card). Questi operatori verticalmente integrati controllano anche la distribuzione e il noleggio dei decoder proprietari.

La maggioranza dei decoder circolanti in Italia sono a noleggio. Il successo del modello verticale e' dovuto al fatto che l'operatore controllando la completa catena del valore riesce ad ottimizzare i costi e evitare danni di "externalities" dovute a perdita del controllo sulle smart card o sui dati degli abbonati. Da parte dell'utente, il modello del noleggio abbatte la barriera iniziale del costo del ricevitore e viene percepito come una scelta che protegge da una probabile rapida obsolescenza degli apparati.

La direttiva 95/47 introduce i principi di separazione contabile e di condizioni eque e non-discriminatorie per la fornitura di sistemi di accesso condizionato. La direttiva introduce anche il principio della presentazione separata del prezzo del servizio e del canone di locazione del ricevitore quando questo e' offerto a noleggio. Gli enti regolatori nazionali a partire da queste norme derivano una serie di principi guida nell'attribuzione dei costi e nelle tipologia di licenza (di multiplex, di accesso condizionato).

Oftel, per esempio ha pubblicato dei principi guida in materia di costi e licenze di accesso condizionato che includono, inter alia, norme sul ricarico dei costi dei ricevitori a noleggio fra fornitore di accesso condizionato e broadcaster.

Il comitato raccomanda che la normativa italiana dovrebbe prevedere che gli operatori che utilizzano sistemi proprietari operanti nel mercato dei servizi di televisione numerica a pagamento, debbano fornire assistenza alle terze parti (tipicamente emittenti in chiaro o società che forniscono servizi multimediali) che ne facciano richiesta. In particolare in gruppo raccomanda che:

- Gli operatori che trasmettono ai ricevitori una EPG unica basata su dati proprietari, compatibilmente con la capacità del mezzo trasmissivo utilizzato, dovrebbero offrire a condizioni eque, non discriminatorie ed orientate ai costi sostenuti come fornitori di EPG, la possibilità di includere la propria programmazione a tutte le emittenti che ne facciano richiesta. Essendo l' EPG un forma di editoria elettronica, si deve naturalmente lasciare al fornitore di EPG la libertà di scelta della linea editoriale.

- Gli operatori verticalmente integrati ed/o i lori fornitori, che distribuiscono decoder associati alla loro offerta dovrebbero assistere terze parti (a condizioni economiche eque, non discriminatorie ed orientate ai costi attribuibili alla fornitura di assistenza e di software) nello sviluppare applicazioni basate su sistemi operativi e API proprietarie. Alternativamente dovrebbero includere nel software di sistema del decoder elementi basati su standard aperti per i quali "authoring tools" sono facilmente reperibili ed acquisibili a costi ragionevoli.

I partecipanti al comitato concordano che, alla luce dell' evoluzione tecnologica, il futuro a medio-lungo termine offre numerose possibilità di realizzare un decoder che sia facilmente compatibile con differenti offerte, svincolando così definitivamente la piattaforma hardware dal fornitore di servizio. Il DVB sta' progredendo nella definizione del concetto della multimedia home platform (MHP) che rappresenterà un deciso passo in avanti verso la definizione di un decoder aperto. Il comitato ritiene però improbabile l' apparizione sul mercato di prodotti DVB MHP a basso costo (inferiore a 500 Euro) prima del 2002-3.

Inoltre gli standard aperti (ad esempio HTML e XML) legati al mondo internet potranno divenire parte del software residente fornendo così un ulteriore livello di compatibilità con le applicazioni multimediali.

Per questo il Gruppo raccomanda che venga seguito un approccio evolutivo per raggiungere l' obbiettivo finale di API aperte e standardizzate, anche considerando, per il momento, forme di compatibilità basate su sistemi totalmente proprietari o semi-proprietari. Il DVB MHP sarà d'altra parte in grado di garantire la compatibilità con un vasto numero di "legacy systems".

 

6. Un sistema di normativa a due livelli

L'esperienza degli altri paesi europei, in particolare in Inghilterra, Scandinavia e Spagna, dimostra che l'approccio alla standardizzazione del decoder deve essere affrontato su due piani differenti.

  • L'azione normativa: in un mercato in continua evoluzione come quello della televisione digitale, l'azione normativa si deve limitare alle norme minime che favoriscono lo sviluppo del mercato proteggendo l'interesse dei consumatori senza però soffocare l'innovazione tecnologica.

  • Accordi volontari fra operatori e costruttori: questo tipo di approccio è molto diffuso nel mondo dell'information technology e sta guadagnando sempre più favori nell'ambito delle telecomunicazioni e della radiodiffusione. In Inghilterra si e' costituito un gruppo su base volontaria per la promozione e la diffusione della televisione digitale che ha specificato le principali caratteristiche tecniche del decoder. In Scandinavia il gruppo Nordig, formato da tutti gli attori del settore, sta elaborando le norme Nordig I e Nordig II per un decodificatore aperto per il cavo, satellite e digitale terrestre. Sia in Inghilterra che in Scandinavia questi gruppi sono aperti a tutti ed hanno carattere informale, le deliberazioni raggiunte hanno valore di impegno morale fra le parti ma non hanno alcun valore legale. Si dovrebbe, quindi, favorire anche in Italia la costituzione di un "tavolo digitale" permanente che dovrebbe essere costituito su base esclusivamente volontaria e potrebbe elaborare e mantenere le specifiche dettagliate che formeranno la base per una autoregolamentazione del settore. L'attuale comitato per lo sviluppo dei sistemi digitali costituito dall' Autorità che raccoglie tutti i protagonisti del settore, potrebbe essere la base di partenza giusta per costituire questo gruppo permanente aperto a tutti. A partire dalle norme obbligatorie, il gruppo di autoregolamentazione potrà sviluppare specifiche più dettagliate sulle caratteristiche tecniche del decoder ed anche sviluppare degli accordi su base volontaria sulla adozione di un sistema di API aperto e standardizzato a livello europeo per i servizi avanzati multimediali interattivi.

Il comitato ritiene che la normativa minima che deve essere resa obbligatoria per tutti i prodotti comprenda:

- Le norme obbligatorie derivate dagli standard DVB che regolano trasmissione ed elaborazione dei segnali

- Le norme relative alle interfacce che garantiscono la compatibilità con le norme internazionali

- Le norme che tengono conto delle peculiarità del mercato italiano come ad esempio la necessità per i decoder terrestri di sintonizzare i canali VHF (banda III, canali da 7 MHz) e UHF (bande IV e V, canali da 8 MHz) e di operare sia nei modi "2k" sia "8k" per favorire lo sviluppo di reti MFN e SFN.

- Le norme che garantiscono compatibilità con la televisione analogica come il trattamento del segnale teletext e il passtrough RF per i decoder terrestri

- Le norme che garantiscono una navigazione di base basata sui dati SI DVB obbligatori e su altri ritenuti essenziali

L' allegato 1 dettaglia i parametri tecnici che dovranno essere resi parte dello standard minimo obbligatorio per tutti i ricevitori.

Al fine di favorire una larga convergenza sugli standard costruttivi, il comitato nell' allegato 1, ha anche voluto indicare quelle funzioni che sono raccomandate nei decoder evoluti ma che non formano parte delle norme obbligatorie.

 

7. Analisi dei costi del ricevitore digitale

L' analisi economica, presentata nell' allegato 2, riguarda principalmente il mercato della televisione digitale terrestre ma molte considerazioni sono valide anche per gli altri mercati. Nel corso dell'analisi economica del decoder digitale considera i seguenti fattori:

  • I benefici del digitale per l'utente

  • La domanda di tecnologia della famiglia italiana

  • La spesa per tecnologie della famiglia italiana

  • La catena del valore

  • Analisi della capacità produttiva

  • Scenari e previsioni di mercato

Il risultato dell'indagine di mercato ha suggerito di individuare due classi di prodotti:

1) STB e IDTV di base le cui funzionalità essenziali sono:

  • ricezione di programmi digitali in chiaro e teletext a offerta televisiva a pagamento di base;

  • presentazione dell'offerta in un insieme (attraverso un "navigator");

  • possibilità di scelta del canale per l'utente

2) STB e ITDV a funzionalità estese le cui caratteristiche sono principalmente:

  • accesso a tutti i servizi della televisione a pagamento

  • EPG, superteletext

  • accesso ai servizi interattivi come ad esempio il commercio elettronico, home banking

  • compatibilità con altri mezzi (es. satelliti, cavo anche condominiale);

  • registrazioni locale di programmi

Il successo della diffusione nel mercato italiano di un "bene elettronico" come il decoder digitale terrestre dipende essenzialmente dai seguenti fattori:

A) Un'offerta flessibile e differenziata da parte dei produttori di STB attraverso una differenziazione del prodotto: un STB base e una gamma di STB a funzionalità estese

B) Il prezzo di vendita al pubblico del STB base inferiore alle 400 mila lire nel 2000 e un prezzo di vendita al pubblico del STB a funzionalità estese tra le 500 mila e il milione di lire nel 2000 in base alle funzionalità estese.

C) Un maggiore sviluppo e flessibilità della struttura distributiva: l' analisi ha infatti evidenziato il peso rilevante dei costi di distribuzione. In vista dell' introduzione della televisione digitale terrestre il problema acquista particolare rilevanza considerando che il mercato del STB satellitare è caratterizzato prevalentemente dal modello del ricevitore a noleggio, mentre per il decoder digitale terrestre di base, il modello distributivo ipotizzabile è più orientato alla vendita diretta.

D) Incentivi destinati all'utente, all'industria e alle emittenti. Per quanto riguarda l'utente finale incentivi possibili sono un'aliquota IVA agevolata e una contribuzione all'acquisto. Queste forme di incentivi non devono necessariamente rappresentare un aggravio per il bilancio dello stato specialmente se i contributi erogati si coniugano con misure atte a ridurre l' evasione fiscale. Altre forme importanti di incentivi sono da identificare nell' area della ricerca e sviluppo con il fine di promuovere le nuove professionalità legate alla progettazione di sistemi e servizi basati sulla convergenza fra televisione digitale e internet.